AHIA! - Recensione del disco.

Chi vi scrive ascolta i Pinguini Tattici Nucleari dal 2017, non sono proprio un talent scout considerando che facevano musica già da un paio di anni, ma posso dire di averli visti crescere un bel po'.

L'ironia, le citazioni più disparate della cultura pop, e la capacità di passare da un genere all'altro (dal pop al rock al reggae) con una facilità disarmante, hanno permesso a questi ragazzi che non si prendevano mai sul serio e si definivano "degli stupidi stronzi", di passare da una piccola band indie al successo enorme. E se già con Gioventù Brucata del 2017 (con la copertina non a caso disegnata da Mattia Labadessa) erano diventati ormai un simbolo generazionale, in questi ultimi due anni dal contratto con la Sony a Sanremo, sono riusciti a farsi conoscere veramente da tutti.

Certo, si sono lasciati un po' alle spalle l'ironia dissacrante degli esordi che li ha portati dal fare dal fare pezzo reggae sui Marò, alla meravigliosa "Montanelli", canzone strumentale dove vengono campionati decine di meme del web...

Ma hanno dimostrato di saper fare sempre di più un pop orecchiabile e capace di saper raccontare la realtà dei giovani.

Sotto questo punto di vista, il loro ultimo EP "AHIA!" coglie perfettamente nel segno.

7 canzoni, 7 singoli che entrano subito in testa. "Scooby Doo" nella sua leggerezza, scivola via subito senza far pesare il tema pesante che affronta. La canzone coglie infatti il segno di una generazione di ragazzi e ragazzi che faticano sempre di più a trovare una propria identità e una propria dimensione nel mondo. L'era dei social e dell'apparire ingigantisce 2 aspetti quasi Pirandelliani: il problema di cosa facciamo apparire di noi e cosa vogliamo che appaia di noi; e il problema o meglio la paura dell'essere giudicati in base a ciò che mostriamo di noi.

Chi siamo, cosa mostriamo di noi e cosa gli altri recepiscono di noi? Ecco quindi che la canzone ci incita a levarci la maschera come i cattivi di Scooby Doo a fine puntata.

Anche la seconda canzone "Scrivile Scemo" racconta di una generazione estremamente fragile a cui la tecnologia ha aggiunto e allo stesso tempo tolto qualcosa nel comunicare con gli altri. Per parlare ora non serve per forza incontrarsi fisicamente, esiste whatsapp o instagram. Questo ha certamente dei privilegi, ma il venire meno (seppur solo in parte) dell'incontro fisico, ci ha messi in una situazione dove prima di parlare siamo assaliti dal doppio dei dubbi su ciò che diciamo e sul come verrà recepito.

Zanotti canta "Ci vuole coraggio nel '94 ad essere Baggio", allo stesso modo dichiararsi, oggi come allora è come trovare il coraggio di tirare un calcio di rigore decisivo, con il rischio di poterlo sbagliare e di dover convivere con quella delusione. La nostra generazione è il simbolo di una perdita improvvisa dell'innocenza, di una crescita repentina con tutti i rischi che comporta essere dei bambini innocenti in un mondo che non lo è più. L'esempio cantato da Zanotti della puntata della Melevisione che l'11 settembre venne interrotta per trasmettere la notizia del crollo delle Torri Gemelle, davanti a centinaia di bambini increduli; è perciò perfetto.

Anche le altre canzoni girano intorno a questi temi, dei bambini che non riescono a trovare posto in un corpo e una società di adulti, dalle difficoltà nel convivere con la ragazza che si ama di "Bohémien", alla difficoltà di mettere in luce i propri problemi parlandone alle persone che ci sono più care in "Pastello Bianco".

I nostri segreti e le nostre paure sono scritti appunto con un pastello bianco, e attendiamo che qualcuno li renda visibili colorandoci un po' su, l'attesa dell'amore suonata in "Giulia". C'è spazio anche per il terribile lockdown raccontato come uno degli spauracchi che si hanno quando si è piccoli in "La storia infinita", canzone che cita De Gregori, l'omonimo film e Stranger Things nel videoclip.

La canzone finale, la title track "Ahia!" è probabilmente la più riuscita. C'è dentro quanto sia difficile, nell'era delle luci dei riflettori su tutti, l'eclissarsi, il dimenticare.

Affrontare le delusioni è sempre più doloroso, una volta che nella vita abbiamo imparato a camminare, non riusciamo più ad affrontare il fatto di dover cadere e rialzarci. Eppure eravamo così carini da piccoli, quando cadendo ci rialzavamo subito dicendo appunto "ahia!".

L'album si chiude così, mettendo in luce una band diversa, non più quella che faceva musica per gioco facendo le cover metal delle canzoni di chiesa, ma una versione 2.0 che si è resa conto dell'importanza di raccontare e confortare la generazione che l'ascolta.

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