Commento a "Nirvana" di Berardino Galasso (quadro in Galleria)

Nel mare magnum dell'esistenza, il tempo corre inesorabilmente da una fase lunare all'altra, e ciò crea terrore nell'essere umano.

Credendo di avere a disposizione una vita troppo breve, l'uomo perde la sua autarkeia, risultando restio alla maturazione della sua autocoscienza.

Maturazione? Dipende dai punti di vista.

Hegel parlerebbe di scontro tra le autocoscienze più che di maturazione delle stesse, una lotta alimentata dalla sola voglia spasmodica di sopraffazione. Il risultato non è altro che la formazione di un sistema gerarchico padrone-servo, in cui l'autocoscienza più forte domina sulla più debole. Ma il servo a lungo andare acquisisce la consapevolezza di essere indispensabile al padrone. Perciò alla fine il servo possiede il suo padrone, molto più di quanto il padrone possieda il suo servo.

Ma se si considera l'admonitio senecana il discorso cambia. L'uomo deve maturare, non scontrarsi per acuire la sua autocoscienza, percorrendo un percorso di meditazione solitario. Perché anche Buddha disse che non vi è saggezza senza meditazione.

Ebbene si. Solo meditando si può conoscere, solo conoscendo si può essere saggi e solo essendo saggi si può essere liberi, permettendo a quel puntino bianco in fondo al tunnel di abbagliare la nostra essenza, permettendoci "ungarettianamente" di riemergere dal porto sepolto e non facendoci naufragare nel mare magnum dell'esistenza.

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