da "Poesie della ricucitura" (Terra d’ulivi, 2017)

Il primo verso di ogni uomo è un vagito:

il poeta deve chiudere il distico.

*

So di una catastrofe imminente

ne dicono le case, i numeri

il pane: l’angelo pende

obliquo sul filo del nascere.

Con lui s’illumina una croce

dal primo e lungo grido di madre

fino al fine ultimo dell’ultimo

silenzio di consenso.

Ai posteri mi spero nessuno

col mio segreto sogno di verità.

*

Vorrei avere il talento, comprare

il pane alla bottega della morte

dentro notti buie come la peste

e camminare per le strade

fino alle risaie innamorate

di stanchi uomini sporti sul mare.

Potremo mai scambiarci nella sorte

il segreto obliquo che ci separa

o siamo martiri opposti al raccolto

affannato di un dolore comune?

*

La parola si sfalda in primitivo

starsene calmo al grembo.

È un silenzio negli occhi del figlio

una forza alla nuca della sposa

a fondare la preistoria del nome:

ma-mma è l’origine della casa.

*

C’è una traccia di sale nel buio

è il salire rovinoso del tuo verso

recitato a memoria ipometra.

C’è una verità al fondo vuoto

di ogni cosa, è la sillaba obliqua

che non hai pronunciato. Eppure

il deserto si muove verso la soglia

sotto il cenno della tua voce monca

eppure c’è una via nel buio

e quella porta al mare.

*

Francesco Russo è nato a Napoli nel 1996. Ha pubblicato Poesie della ricucitura (Terra d’ulivi, 2017)


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