Inediti da "L'età dell'uva"

Aggiornamento: 21 gen 2021

Vorrei conoscere il mondo dei morti,

reclamarlo in una lingua senza storia

che non abbia una grammatica, ma possa

avverare tutto ciò che si pronuncia.

Mi usano per parlare a chi è rimasto,

vogliono che dica, rovesciandola,

la parola che non hanno mai trovato

*

Legami nel sangue. Non temere

che mi ammali o sia stretto troppo forte:

solamente ciò che è unito nelle vene

resiste alle stagioni e non finisce.

*

Non leggermi la mano. Tra le linee

troveresti soltanto la tua sagoma.

*

Incida in tutto il corpo la parola

invisibile che governa le stagioni;

al rovescio incida i segni sopra i tagli

delle vene, a sangue aperto

ne ricavi bandiere e vaticini:

solo questa la missione degli amanti,

nuova nella cenere ogni volta

che giochiamo ad allacciarci all’ombelico

la luna, il tabacco e i nostri morti.

*

Vedi, non restano che i nostri

frutti sulla tavola:

mia madre che li sbuccia; i loro

nomi che pendono dall'orlo

e cadono tra il pavimento e l'invisibile.

Ora all’uva basta un soffio per marcire

in fretta e diventare una preghiera.


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