Libertà o conformismo?

Molto spesso si sente parlare di stereotipi che la società impone di rispettare. La parola stereotipo deriva dal greco στερεο che significa “rendere duro, solido” e τύπος che vuol dire “immagine, impressione”, tale termine fu utilizzato per la prima volta dal tipografo francese Firmin Didotche propose una composizione tipografica fissa che stampasse sempre e solo la medesima pagina. Da allora si è diffuso questo concetto che è entrato sempre di più a far parte della mentalità delle persone. Esistono molteplici tipi di stereotipi che caratterizzano la società attuale: uno di questi è prodotto dalla moda che richiede di indossare un determinato tipo di abbigliamento come t-shirt o jeans strappati , ma chi non li indossa è considerato fuori tendenza. Per diventare una modella bisogna necessariamente essere bella, magra, alta e slanciata ma chi non lo è non può svolgere questa professione, allo stesso modo per essere un hostess è obbligatorio non avere tatuaggi o piercing visibili. Per essere una persona al passo con i tempi occorre avere i social network, pubblicare contenuti ogni giorno e avere tanti likes altrimenti si rischia di essere ritenuti “sfigati”; dunque chi non rispetta tali canoni e va controcorrente non è reputato adatto per questo mondo. Insomma, questo fenomeno prevede una sola conseguenza: l’uguaglianza, intesa come non distinzione tra gli individui e uno sterile conformismo che contempla la totale adesione alle opinioni e ai gusti della massa.

Inoltre, gli esiti realizzati da esso sono piuttosto gravi: molti giovani al giorno d’oggi soffrono di complessi di inferiorità o mancanza di autostima perché sentono di non poter raggiungere certi canoni prestabiliti.

Alla base del concetto di stereotipo vi è il cosiddetto pregiudizio: dal latino preiudicium che consiste nella tendenza a considerare sfavorevole in modo ingiustificato uno specifico gruppo sociale. Tale atteggiamento è evidente ad esempio nei confronti degli extracomunitari e degli immigrati presenti nel nostro Paese. Uno dei più celebri saggisti inglesi chiamato William Hazlittdisse: “Il pregiudizio è figlio dell’ignoranza” maè l’effetto comportamentale dell’ignoranza ad essere ancora peggio: la discriminazione, come quella legata all’origine etnica o all’orientamento sessuale.

La questione nasce allora spontanea: è possibile sconfiggere questi stereotipi? Si può fare realmente qualcosa?

Bisognerebbe cominciare con il rieducare la società a non trasmettere luoghi comuni, abituare le persone alle differenze culturali e ai diversi stili di vita. Alber Camus, noto scrittore francese del secolo scorso, diceva: “Essere diversi non è una cosa né buona né cattiva. Significa semplicemente che sei coraggioso da essere te stesso”. In un mondo che ci vuole tutti uguali, essere se stessi e pensarla in maniera differente ci renderà asociali o diversi ma garantirà la migliore arma contro tutto ciò: la libertà.

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