LORO di Paolo Sorrentino: La caduta di un moderno Re Mida

Sembra una vita fa, ma c'è stato un momento in cui il buio calava in sala e le immagini sullo schermo ti davano il loro benvenuto. C'erano sempre quei 10 minuti abbondanti di pubblicità, che tutti accoglievano con malumore chiedendosi "Ma quando inizia il film?". Una volta però guardando le pubblicità ci siamo sbagliati. Il film era già iniziato. Era il prologo. Il prologo di un impero fatto di pubblicità, di consumismo, di una televisione con film interrotti e spezzettati che faceva infuriare Fellini. Il film era LORO di Paolo Sorrentino, incentrato sulla vita di Silvio Berlusconi; e le immagini sullo schermo invece che il benvenuto, ti danno un pugno nello stomaco. C’è la scena iniziale dove una pecora, simbolo di mitezza e innocenza, entra nella villa di Berlusconi. Poi, guardando la televisione che trasmette l'orrore della sua Mediaset, stramazza al suolo e muore. L'Italia di Berlusconi è un paese che ha perso l'innocenza e l'ha barattata con la ferocia e la violenza, questo è tutto. Un paese dove non c'è posto per poeti e sognatori, per la loro visione complessa della realtà. Il Berlusconi interpretato da Toni Servillo ci ricorda come nella realtà la situazione socio-politica in Italia sia così dannatamente semplice, mediocre e diretta. Non c'è poesia né morale dietro l'orrore, e il difetto (ma sarà poi un difetto?) di Sorrentino è proprio quello di eccedere troppo, nel mostrare questa miseria, la noia e l'orrore, senza alcun filtro. È un piglio che Sorrentino ha preso da la Grande Bellezza in poi, questo suo mischiare la leggiadria di alcune sequenze all'orrore così pesante di altre. Sarà forse perché la vita e in realtà così, bellezza e orrore. E Loro, essendo il racconto di un vitalismo estremo, non può che essere questo, ma all'ennesima potenza. L'Italia di Berlusconi è cosi:

un paese dove Pasolini è morto, Fellini è morto e anche io non mi sento molto bene.

È un paese che descrive alla perfezione la Locura di Boris, un paese con le musichette (i festini di Berlusconi) mentre fuori c'è la morte (il terremoto dell'Aquila).

I sogni di Fellini diventano incubi, l'innocenza Pasoliniana si corrompe e ci si accanisce sul suo cadavere. Ecco, Sorrentino racconta meravigliosamente tutto questo, e riesce nell'impresa, attraverso l'arte, di trasformare l'orrore in bellezza. La sua è un'Italia dove si ritrova il Fellini del Satyricon che trasformava in arte tutto il grottesco di una società fatta di cafoni arricchiti (la società di Petronio). Ciò dimostra che Fellini aveva colto il punto, facendoci capire che non c'era differenza tra lo squallore dell'Italia del I secolo d.C. di Petronio e l'Italia del '900. E questo vale, con Sorrentino, anche per l'Italia del 2000.

In questa discesa all'inferno, si può però scorgere anche Pasolini, che ci insegnava a trovare sempre uno spiraglio di luce, di bellezza, nelle tenebre. Il film ha una struttura circolare che inizia con l'innocenza della pecora a inizio film, e finisce con la statua di Cristo che viene salvata nel finale. Nel mezzo c'è la bellezza di Alice Pagani che, unica tra le tante ragazze invitate nella villa di Berlusconi, si rifiuta di andarci a letto perché gli sembra soltanto un vecchio, ridicolo nel suo fingere di essere sempre giovane. È una scena, questa, che offre agli spettatori un attimo di ripresa ed un sospiro di sollievo dopo tutto quel vortice di sesso, droga, prostituzione e corruzione. Tutti si comportano così, tutta la politica mette la faccia nel fango. Tutti si comportano e vogliono comportarsi come Berlusconi: è l'omologazione che condannava Pasolini, la più agghiacciante. E proprio Pasolini ritorna in una delle critiche più diffuse al film: il fatto che il modo in cui Sorrentino abbia raccontato il mondo del potere (tutti i Loro, "Loro decidono", "Loro vogliono cosi") sia solo un'ostentazione di violenza e pornografia senza alcuna riflessione o allegoria. Uno "smignottamento" scrive Paola Casella su Mymovies. Sarà vero che Sorrentino indugia forse troppo sulla prostituzione e la corruzione che gira intorno alla politica, mostrandoci ripetutamente gente nuda, impasticcata, che fa sesso con le minorenni etc. Ma il problema è che quella è la realtà, cruda e semplice. Anzi, la realtà è anche peggio, e Sorrentino attraverso l'arte prova a nobilitarla. Abbiamo paura di ammettere che un certo tipo di politica che per tanti anni ci ha governati, sia solo quello, solo squallore. Dall'arte e da Sorrentino i critici pretendevano una morale, una visione allegorica del potere, come faceva Pasolini in Salò dove anche il sesso, che in tutti i suoi film era rimasta l'unica cosa dolce e liberatoria al mondo, diventa un'allegoria della violenza, della morte e dello sfruttamento del popolo da parte di una società violenta di padroni del lavoro e dello Stato. Questa allegoria però non serve più, perché è divenuta tristemente realtà. La politica è ora per natura quel sesso, quella depravazione, quello "scopa con me che ti faccio entrare in parlamento". È quella violenza che i personaggi del film cercano e bramano per stare insieme a Berlusconi. Sono personaggi, come quello interpretato da Scamarcio e ispirato a Gianpi Tarantini, che mette in piedi un giro di prostituzione solo per farsi notare da Berlusconi e chiedergli di sistemarlo in parlamento. Personaggi che sfruttano altre persone solo per arrivare a LUI, Berlusconi. Sfruttano per farsi sfruttare, perché tentati dalla vita di ricchezze del Cavaliere.

E tutto così semplice e orribile.

Ma chi è dunque questo LUI, intorno a cui gravitano tutti i LORO.

Chi è Berlusconi per Sorrentino?

Berlusconi è un uomo di 70 anni, che non riesce ad ammettere di essere vecchio. Si nasconde dietro i lifting, i trapianti di capelli, tutto per non tirare le somme della sua vita e farei conti con il suo orrore. È il simbolo di quel vitalismo in Italia che ha talmente paura di affrontare la tragedia, che si nasconde h24 dietro la falsa allegria, le barzellette e i balletti.

Berlusconi è un eterno Narciso, un egoista che vuole solo essere amato da tutti. Prova piacere nel fregare la gente, nel vedere che piace ancora alle ragazze, ma è un uomo che è a un passo dal crollo e dal fallimento. Un Re Mida che trasformando tutto ciò che tocca in oro non ha di che sfamarsi. Un Re Mida che porta un segreto, come quello delle orecchie d'asino. Ha i soldi, la politica, la televisione, HA TUTTO (e per questo Loro lo invidiano e gli vanno appresso) eppure tutto non è abbastanza. È depresso e lo nasconde, e perciò tutti i Loro che vogliono essere come Lui non possono sapere che avere tutto ti porta a sentirti vuoto dentro. Berlusconi ci dimostra durante il film di essere indifferente a tutto, al popolo, alla politica, al denaro, alle escort, alle leggi ad personam, ai morti... Ecco perché il film non si concentra troppo sul Berlusconi politico, e non è un difetto come tanti pensano. Il film si concentra sul privato di Berlusconi perché Sorrentino capisce che la vera botta gli è arrivata lì. Per distruggere Berlusconi bisognava andare sull'unica cosa che nella sua vita lo ha veramente distrutto: l'essere rifiutato in amore. Ecco che il film diventa la storia di Veronica Lario, moglie di Berlusconi, che è invecchiata e non ce la fa più a essere complice del marito. Quando lei era giovane, si era fatta ingannare (in questo Berlusconi è mago) e si era innamorata facendosi trascinare dagli ardori giovanili. Ma ora Veronica è invecchiata, esattamente ciò che Silvio non vuole fare.

Gli ardori si sono spenti e solo così lei può finalmente guardare suo marito per ciò che è, un criminale che si nasconde dietro i falsi sorrisi e le barzellette.

Una maschera.

Il film è la storia di Veronica che, esausta, chiede il divorzio.

Sia Lei che Lui, cadono in frantumi. Diventano macerie come quelle dell'Aquila di lì a poco.

Simboli dell'Italian Way Of Life che si disintegra insieme a LORO, e a NOI che a film finito vediamo le luci in sala riaccendersi, provando quasi un po' di paura per la vita vera che ci aspetta fuori.

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