Non è tempo di cantare

Non è tempo di cantare

Il 16 Ottobre 2020 Francesco Bianconi – frontman dei “Baustelle” -ha pubblicato il suo primo lavoro da solista con il titolo di “Forever”. Posti i Baustelle in un "fermo biologico concordato" come lui stesso lo definisce, Bianconi esordisce con un album colto, introspettivo e denso di spiritualità. L’album è pubblicato 20 anni dopo la prima uscita dei Baustelle: “Il sussidiario illustrato della giovinezza”(1), colonna sonora dell’adolescenza di tantissimi giovani. Quell’anno il cantautore “sconvolse” il panorama musicale: dobbiamo ringraziarlo se oggi ascoltiamo i vari Gazzelle, Calcutta e Brunori Sas, è grazie a lui (o meglio ai Baustelle) se la scena “indi(e)pendente” in Italia è rinata dopo anni di buio. “Forever” presenta 10 tracce tutte ricche di sperimentazione musicale coinvolgendo anche artisti di livello internazionale: partecipano all’album il cantautore canadese-statunitense Rufus Wainwright (in Andante); la cantante giapponese Kazu Makino (in Go!), membro dei Blonde Redhead; la cantante statunitense Eleanor Friedberger (in The Strenght), membro dei The Fiery Furnaces; e la cantante e attrice marocchina Hindi Zahra (in Fàika Llìl Wnhàr), con cui Bianconi duetta in lingua araba. La prima traccia del disco si intitola “Il bene” e si apre con un enigmatico “non è tempo di cantare” anche se… canta! L’autore spazza via una prima certezza (il cantare) e suscita un dubbio (se non è tempo di cantare, cosa tocca fare?): ci dice“quello che non…”, ci ricorda, insomma, di “non chiedergli la parola”. Gli amanti della letteratura, a questo punto, non possono che non “leggerci” Montale(2), poeta che apre la sua raccolta “Ossi di Seppia” proprio con una poesia (“Non chiederci la parola”) che incarna lo spirito del suo tempo, il tempo dell’assenza delle certezze. Così fa Bianconi, il quale in un ipotetico mondo post-apocalittico (non tanto poi così ipotetico) afferma che non è possibile cantare: cantando si può “alterare la realtà”. La realtà è quella, anche qui, di un mondo che ha perso tutte le certezze, nel pieno del nichilismo (in varie canzoni Bianconi afferma di essere nichilista). Ma gli accostamenti a Montale non sono finiti… sempre “In non chiederci la parola”Montale sostiene che il poeta oramai può dare all’uomo solo “qualche storta sillaba e secca come un ramo”, proprio come la musica di Bianconi ridotta appositamente all’osso e che mette l’uomo davanti alla sua versione nuda e cruda e lo trascina fuori dal tempo. Complice un arrangiamento minimale, in primo piano sono posti la voce e, a volte, le voci che spesso vengono usate come fossero strumenti. Solo il quartetto d’archi – The BalanescuQuartet – e il pianoforte sono il sostrato e la spina dorsale di tutti i dieci pezzi e per il quale Bianconi ha dichiarato d’essersi ispirato a Desertshore di Nico e ai lieder romantici di Schubert e Debussy. “Abisso” , la seconda traccia dell’album, si presenta come la discesa nei nostri inferi, quasi come l’inferno dantesco che nel punto più basso era ricoperto di ghiaccio: nell’abisso si avverte il freddo e la tensione e se pensiamo per un attimo di riuscire a dominare tutto ciò, se le nostre paranoie e congetture venissero fuori, se riuscissimo a combattere quel demone che tanto ci tormenta, che non ci fa dormire, che non ci fa vivere, forse avrebbe un senso scavare a fondo nella propria voragine, caderci dentro per poi “puri e disposti a salire alle stelle”. Però Bianconi ci mette in guardia: è facile conoscere i demoni altrui, ma ci vuole tanta forza per conoscere e soprattutto per raccontare i propri, ci vuole “una confessione assai privata, in Schumanniano andazzo” come egli stesso ci racconta. Nella ricerca del bene c’è bisogno di toccare il fondo, di conoscere l’abisso. È affascinante seguire i termini scelti con cura perché i brani non perdessero in sonorità e significato. La trama ad un tratto viene sconvolta da “Certi uomini”, brano in cui ricorre spesso la parola “fica” e dove ilcantautore si (ri)scopre animale, come già fece Battiato(3) nella canzone omonima: “Io che son venuto dalla fica e so che lì voglio tornare” e che già all’uscita aveva suscitato polemiche. “Certi Uomini -spiega Bianconi-è una canzone scritta di getto, dopo una cena in cui qualcuno dei partecipanti si chiedeva quale fosse il motore del mondo e che cosa spingesse gli esseri umani a compiere determinate azioni. È una canzone di vita, di febbricitante desiderio di vita, direi. E forse anche di ricerca di qualcosa di meno transitorio, di un’origine, di un assoluto.”Anche più avanti risuona forte, di nuovo, l’eco di Battiato (…e sommersi soprattutto da immondizie musicali): Bianconi attacca gli altri cantanti che 'ucciderebbero per apparire in un programma in televisione' e spiegando la canzone ha dichiarato che "è un attacco, in generale, ai cantanti, e nei cantanti mi ci metto pure io.” Molti cantano ancora di certezze dimenticandosi il tempo che l’uomo sta vivendo solo per apparire e fare soldi; Guccini(4) li aveva già attaccati nel “L’Avvelenata”, dove aveva scritto: “Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni, Voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni…” Anche Montale, sempre in “Non chiederci la parola”, aveva attaccato i poeti che hanno dispensato certezze per troppo tempo e hanno dimenticato la vera vita e il vero tempo dell’uomo a lui contemporaneo. Scriveva infatti:

“Ah l'uomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e l'ombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!”.

In questa strofa si prende atto dell’esistenza di uomini fiduciosi nella vita, che non si preoccupano dei dubbi esistenziali e non sono consapevoli della precarietà del vivere, per cui fanno sfoggio della loro apparente sicurezza. È meglio non vivere una vita illudendosi che le cose vadano bene ma accettare ciò che ci circonda. Bianconi pertanto si discosta dalla recente tradizione cantautorale ed entra nella storia della musica – definitivamente - mostrando - di nuovo - di sapersi muovere con disinvoltura su registri compositivi completamente diversi, alternando lavori "oscenamente pop" ad altri imperniati su orchestrazioni complesse e forbite, come la miscela di riferimenti aulici e volgari: Schopenhauer e i Pixies, Babadook e il Leviatano, Casanova e Giovanna D'Arco, psicofarmaci e dottrine, il sangue e la fica, esprimendosi in un linguaggio multiforme, poliglotta, miscelando italiano, inglese e arabo. Assassino dilettante è il penultimo pezzo, barocco e destrutturato nel narrare la storia del protagonista, maldestro nel crescere come nel pianificare, che ricorda “Storia di un impiegato” di De André. “Forever” è una chiosa esclusivamente affidata agli strumenti, malinconica e nostalgica, ma aperta al futuro. Bianconi pubblica un disco che descrive perfettamente l’anno appena trascorso: un tempo difficile, nel quale le nostre vite sembrano intrappolate, ma lascia uno spiraglio aperto ad un futuro migliore o meglio… ci invita a cercarlo!

Note

(1) Primo album dei Baustelle pubblicato il 1 luglio 2000.

(2) Poeta.

(3) Cantautore.

(4) Cantautore.

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