Poesie

A mia nonna.

Non consumare di pena

i tuoi incalliti contorni.

Sei dolcezza mutilata

dallo sterpo delle vertebre,

dal tumore dei giorni.

Abito il sintomo di una

febbre primordiale, la prima

ferita di questo franare;

l’adolescenza dell’oblio:

il muto dialetto di Dio.

Balsamo nella gola,

sgrondi via, in una vena

consumata, mentre dietro

la pelle accade l’essere,

a fatica, struggendosi tra le cose,

piegandosi nella bocca,

e così, soffrendo, si ripete

l’agonia, cose che non tornano

sommarsi all’asma cucita;

coscienza avvilita

del niente che è la vita.

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