Poesie di Ilaria Grasso

A Vladimir Majakovskij Dobbiamo imparare a pensare e avere coscienza di classe tenere nervi saldi e alta la testa e dritta la schiena. Dobbiamo esprimere con voce ferma le nostre ragioni. Loro anche sono uomini e non solo padroni. Dobbiamo convincerli che non esiste solo il mercato premendogli sul cuore e avere acuti pensieri. Non è più questo il tempo del lamento e della liturgia della vittima sacrificale e della stima dei costi e dei benefici tra sovrastrutture ed economia reputazionale. I muri sono crollati e forse anche tutto il novecento. Dobbiamo aprire le parole e riempirle di azioni e significati e mai usarle per sterile contrasto. Non dobbiamo prestare il fianco a propaganda e repressioni. Dobbiamo aprire le parole e lavorare, tutti assieme. Con fierezza avanzare. E lavorare. Senza tregua, lavorare.

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Epica Quotidiana

Al mattino l’incrocio è un garbuglio di monumenti e radiazioni. Sveglia quanto basta per tenermi verticale ho una giornata da mandare avanti e tre semafori di una lentezza disarmante. Quando scatta il verde attraverso il volume delle cuffie per non sentire la gazzarra dei motori. La metro gonfia mi passa tra le gambe. L’asfalto trema sotto le mie piante dove l’inverno mi bagno e l’estate mi infuoco in compagnia di tanti dove sempre per dovere o per fame sempre tocca ritornare.

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Una lavoratrice

Voleva fare la modella ma rimase incinta e ora lava le scale a nero nel condominio di un signore. Di tanto in tanto fa la baby sitter alla figlia dell’amministratore e lui con la scusa dei soldi nel grembiule le cerca sempre qualcosa tra le gambe. Per fortuna la bambina piange spesso.



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