“Urla la fine che pianta germogli” di Letizia Di Cagno

Dentro di te Svegliami da questi passi che imbiancano una notte mai notte, dall’interno fischiato degli alberi, lunghe steppe, raid desertici, chiamata dentro di te una volta ancora la timidezza di essere al mondo. *

Se fossi

Se fossi una materia meno distruttiva del tuo respiro periferico, io le prenderei tutte insieme le insignificanze per come sono, se solo fossero.

*

Anno Domini MMXVIII

Il giorno incomincia dai vestiti sudati. La disidratazione dall’acqua. Questi sottili ricatti di vita conosceranno perfino te nel giro di bucato: (riprendimi, fiato.)

*

Respiro

E collezioni di unghie spaccate al cielo – raddrizzarmi da lontano la ruota del sonno? Amore. Ma soffoca questa costellazione: un – respiro attaccato – all’altro. Qui, nel reggimento dove sono, si arruolano vipere discorsive e cessi tegami pennette rincretinite spiagge “affitto” “stazione” “take away” lento pure nel mio sangue.

*

Ora il fico accerchiato di sole preme sul collo di mia madre l’ennesima fine – un’estate – il mare mai tastato e veramente l’occhio è cieco, vien quasi voglia di svegliarsi Tiresia, ma senza uno scopo senza uno scopo.



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