Teatro d'ira Vol. I, Måneskin.

I Måneskin sono arrivati al loro terzo album, ma prima di parlare del disco in sè, sarebbe opportuno chiarirne le intenzioni (non brutte come quelle cantate da Morgan). I Måneskin hanno vent'anni e vivono nel mito musicale di una generazione di

trenta-quarant'anni fa, che loro non hanno vissuto. Ed è grazie a questo loro amore per un certo tipo di rock, che sin da giovanissimi hanno impugnato gli strumenti e si sono dati alla distruzione. Le premesse sono queste, e fanno sicuramente onore alla band. I problemi sono però molteplici. Il primo è che la band è diventata un caso mediatico fuori portata, alla "salvatori della musica italiana" e "ultimo baluardo del rock che ci guiderà verso le rinascita del genere".

I Måneskin sono solo una band di ragazzi poco più che ventenni, pieni di furia ma anche ancora acerbi, com'è giusto che sia. Ragion per cui, io non credo che possano accollarsi una responsabilità come la rinascita della musica e della musica rock in Italia. Anche perchè in Italia abbiamo sì tanti album, dove gli artisti si fanno dare i beat già belli e pronti fatti da persone che hanno delle forti capacità compositive, poi ci scaracchiano due parole sopra e amen; ma abbiamo anche tante realtà recenti di profonda ricerca musicale, che hanno messo in realtà il rock in Italia in un posizione che non necessita di essere salvata. Sono quasi tutti artisti che ora hanno dieci-vent'anni più dei Måneskin, ma hanno iniziato anche loro a vent'anni, e mi rivolgo a band come Fast Animals Slow Kids, Ministri, Zen Circus, Fine Before You Came...

Queste band però a vent'anni non sono passate per la pressione mediatica che pesa ora sui Måneskin, e ci hanno messo un po' per uscire dalla "nicchia". Hanno avuto il tempo di crescere, cosa che non sta accadendo ai Måneskin, che con la cornice inutile e dannosa di "salvatori della musica" che la stampa gli sta ricamando addosso, prima o poi crolleranno psicologicamente. Il fenomeno Måneskin diventa perciò 80% hype per uno scopo fittizio che non sta in piedi e nulla ha a che fare con la band, e 20% musica. Questo porta ad avere inutilmente aspettative enormi per un disco che è alla fine modesto, che ha ottimi spunti ma ovviamente vede una band che deve ancora crescere molto. E non potrebbe essere altrimenti. Ed è triste vedere come i Måneskin che nei loro testi parlano di una sfrenata e rabbiosa ricerca di libertà siano caduti in realtà in un'enorme trappola mediatica. Intrappolati in un'etichetta che gli è stata attaccata addosso e che stritola ciò che di bello vi è in questo progetto.

Progetto che ha un altro suo limite nel rock d'epoca che la band prende come ispirazione. Questo è un rock che i Måneskin non hanno vissuto perchè non erano nati, perciò lo conoscono solo per come gli è stato commercialmente tramandato, ma si sa che le case di produzione fanno sempre arrivare alle generazioni successive un'immagine cafona e mitizzata delle band in questione. Il progetto musicale originale viene perciò snaturato, se ne perde l'anima. Ecco che quindi i Måneskin, con le band che amano, si rifanno alla versione superficiale, cafona e senz'anima delle stesse, che è la versione che è arrivata a loro. Ciò unito poi alla sfrontatezza della loro giovane età, costituisce il grande difetto dell'album.

La storia purtroppo si ripete sempre, e i produttori musicali saranno sempre pronti e sfruttare qualsiasi tipo di novità, pur di renderla intrattenimento a buon mercato. Ai Måneskin sta succedendo la stessa cosa che è successa ai giovani Nirvana nei primi anni '90. Loro credevano di essere riusciti ad esprimere una musica di piena libertà riuscendo a riunire il punk più feroce ai ritornelli più pop e melodici; si sono poi però resi conto di essere caduti in una trappola, e davanti al successo enorme che ebbe Nevermind hanno capito di essere stati sfruttati per diventare l'ultima moda del momento. La grandezza dei Nirvana è stata proprio nel rendersi conto di questo, e fare dopo, un album cupo e feroce come In Utero, l'esatto opposto di Nevermind. L'album ha pur sempre un cuore dolce, ma vi si arriva nuotando in profondità in un mare di tenebra.

Ecco, è il coraggio di fare un In Utero, che devono trovare i Måneskin che ora si trovano a fare la scelta più complessa della loro vita per uscire fuori dalla trappola in cui sono caduti. L'industria musicale è purtroppo un enorme tritacarne, e porta a fare scelte difficili in un'età fragile con tutto il carico psicologico che ne comporta.

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